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Il cervello nella scuola
 
Il cervello nella scuola
Le emozioni usano il corpo come teatro
   
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Famiglia & Figli > Adolescenza  
   
Il cervello nella scuola  - Famiglia & Figli > Adolescenza
 
 

Il cervello nella scuola

 
     
 

a cura della dott.ssa Adriana Rumbolo

 
     

  Una mattina in classe
     
  La storia del cervello
     
  Si chiamano emozioni
     
  Le emozioni usano il corpo come teatro
     
  Inclinazioni biologiche
     
  Disordini emozionali
     
  la neocorteccia
     
  Pensiero e emozione
     
  Bibliografia
     

 
 

Una mattina in classe

Tutto è cominciato in una tranquilla mattina di novembre.Una classe aspetta pronta alla difesa di immagine: perché questi incontri? Non siamo mica matti! Noi non abbiamo problemi! Di colpo la novità: non sarebbero stati sottoposti a test, né osservati, giudicati, catalogati, ma gli sarebbe stato offerto un mare di informazioni “scientifiche” sul cervello, dove ognuno avrebbe potuto attingere a seconda dei propri bisogni, dei dubbi da chiarire, delle curiosità a cui rispondere e con il diritto alla parola.

La storia del cervello

Sì, gli è stato anche detto che tutto sarebbe avvenuto nel rispetto delle regole di una buona convivenza: l’ hanno trovato un patto accettabile.E la storia del cervello è iniziata: interessante, veloce, con precisi riferimenti alle funzioni che svolgeva via via che proseguiva nel suo percorso antropologico. (La teoria dei tre cervelli di Paul MacLean: il cervello rettile, emotivo, neocorteccia o cervello pensante).Un documentario sull’evoluzione umana, divulgato in televisione da Piero Angela, racconta quando l’ uomo pianse per la prima volta alla morte della compagna. Forse è stato il “vagito” del cervello emotivo, oppure no, ma è stato bello immaginarlo. I ragazzi stentano a credere che le loro emozioni, a cui non attribuivano né un’esistenza né un nome, abbiano sede nel cervello e soprattutto che tutti le abbiano.

Si chiamano emozioni

"Ah! Si chiamano emozioni!" quelle reazioni a volte chiare, a volte confuse, a volte incontrollabili: scatti improvvisi di rabbia, entusiasmo ingestibile, timidezza insuperabile, paure, desideri "tutto e subito", aggressività esplosiva che spaventa e il bisogno sempre e comunque di comunicare.… E le emozioni, come si mostrano?

Le emozioni usano il corpo come teatro

Scrive Damasio: "Le emozioni usano il corpo come teatro…". Capita proprio in classe un episodio che ci aiuta a comprenderlo. Entrano due ragazzi di una sezione diversa per dare una informazione. Una studentessa alla vista dei due e in particolare di uno dei due, scompare dentro il banco. Quando, finita la comunicazione, i ragazzi se ne vanno, la studentessa dai lunghi capelli ricci, riemerge tutta rossa in volto. I compagni ridono, ma vengono subito bloccati, perché c’è una dimostrazione in corso: la visibilità della grande emozione è espressa in parte dal rossore del viso della fanciulla, rossore che da quel momento avrà il diritto di cittadinanza tra i banchi di scuola. Poi nella studentessa ci sarà un rientro dell’emozione che la coscienza trasformerà in sentimento. Era arrivato il momento di parlare specificatamente delle emozioni primarie: paura, rabbia, tristezza, gioia, disgusto, sorpresa.

Inclinazioni biologiche

Queste inclinazioni biologiche presenti fin dalla nascita e forse anche prima, necessarie alla sopravvivenza e protagoniste della comunicazione, non sfuggono all’influenza dell’esperienza personale della cultura. Proprio nella socializzazione potrebbero verificarsi sofferenze emozionali che potrebbero esprimersi in indifferenza, disinteresse, inattività, comportamenti a rischio per se stessi e gli altri, disturbi della memoria e del giudizio.

Disordini emozionali

Scrive LeDoux: "Ci vuole igiene emotiva per conservare la salute mentale e i disturbi mentali riflettono per lo più un ordine emotivo infranto". Ora per i ragazzi è facile collegare i "disordini emozionali" e tanti loro malesseri. Ecco perché mi sudano le mani, ecco perché sbatto gli occhi, ecco perché non riesco a riportare per il cambio un acquisto difettoso e le tante paure sociali: paura di perdere il proprio passato (sindrome di Pollicino), paura di non essere all’altezza delle aspettative degli altri… paura di non poter dire la propria opinione o di non potersi ribellare a qualcosa o a qualcuno etc.

la neocorteccia

Ai ragazzi è stata descritta come un casco, termine a loro familiare, che avvolge il cervello con numerose e profonde pieghe e ha anche questo compito meraviglioso: raccogliere tutte le nostre conoscenze, le nostre esperienze. Però il cervello non può fissare tutti i dati che gli arrivano, sono troppi. La memoria allora a seconda della qualità e della quantità emotiva del dato in corso, tratterrà il ricordo per una manciata di secondi (memoria sensoriale) o per una ventina di minuti (memoria breve) o per tutta la vita memoria a lungo termine): in questo modo si formerà il nostro sapere.

Pensiero e emozione

Le nuove conoscenze li avevano rassicurati e l’autostima era cresciuta. Il pensiero si intreccia con l’emozione e le emozioni scorrono nel corpo nell’inscindibilità mente-corpo e poi tutta l’unità mente-cervello-corpo può favorire una vita più cosciente e piena e soprattutto nei soggetti in crescita la prevenzione di varie forme di disagio che spesso avvicinano i ragazzi a scorciatoie facili e facilmente disponibili: alcool, droga, piccola criminalità etc. Ora i ragazzi scrivevano sulla lavagna: relazionare = esistere.

Bibliografia

A.R.Damasio "Emozione e Coscienza"Adelphi;  J.LeDoux "Il cervello emotivo"
Baldini Castaldi Dalai editore; L. Pirandello "Novelle per un anno"
A. Mondatori editore ;A.Rumbolo "Io non ti salverò"Ed. Del Cerro



 

 

Le emozioni usano il corpo come teatro

     
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